Amo gli abiti, amo le passerelle, amo vestire, amo la moda!E tra questi film come può mancare quello di uno dei leader della moda??
Valentino, the last emperor..
"La mia passione è sempre stata
quella di creare abiti femminili..
per il resto....
sono un disastro!!" (Valentino Garavani)
Ecco qui qualche informazione su questo bellissimo film e poi a seguire il trailer
La vita di Valentino Garavani , in arte Valentino è raccontata in un divertente e appassionante documentario del regista Matt Tyrnauer, corrispondente del Vanity Fair americano, dal quale emerge una creatività inebriante ed un caratterino per niente facile.
Ma non si può dire Valentino senza citare Giancarlo Giammetti, il suo partner, fedele amico e collaboratore da cinquant’anni, senza il quale non sarebbe mai diventato quello che è.
Il film descrive questa relazione, come di reciproca dipendenza, fatta di emozioni contraddittorie, affetti, scontri e riavvicinamenti continui.
Le immagini di Valentino: The Last Emperor ritraggono in particolare l’ultimo grandioso periodo della carriera di Valentino, prima del suo ritiro dalla casa di moda (gli ultimi due anni).
Sfilate, celebrazioni, interviste, dietro le quinte e tanto altro, servono a dare un’immagine vera dello stilista, alla quale hanno dato il loro contributo anche innumerevoli personaggi dello star system internazionale.
Le telecamere hanno seguito Valentino dall’atélier nei saloni di Palazzo Mignanelli a Roma alle sfilate presso le Belle Arti di Parigi, dalle vacanze nel suo chalet in Svizzera, o nel suo castello dell’800 a Londra, dall’appartamento di New York allo yacht di 46 metri arredato da ritratti di Andy Wharol.
Tutto è lusso allo stato puro e rappresenta al meglio lo spirito di quest’uomo, alla costante ricerca dello sfarzo e del bello. (Pour Femme)
Gli invidiosi dicevano che era noioso e imbarazzante. Gli addetti ai lavori temevano l'ennesima apologia alla "Diavolo veste Prada". E i più cattivi sostenevano che sarebbe arrivato solo in DVD. Invece no: "Valentino - The Last Emperor", il docu-film in uscita il 20 novembre al cinema, è un piccolo prodigio. Di moda, di cattiveria, di bellezza, di humour, di scenate isteriche e di sogni.
Finalmente si assiste alla moda e al suo mondo per come sono: senza veli e senza moralismi. Senza ideologie e senza sovrastrutture. Soprattutto, a dispetto del volto del suo protagonista, questo documentario è un'opera senza lifting, senza abbronzatura e senza trucco. Gli scatti d'ira restano dove devono stare. Le battute politically un-correct sono ciliegine sulla torta («per favore non mettiamo nessuna nana in questa sfilata» si sente a proposito della scelta delle modelle). E certe uscite (tipo: «Ieri mattina mi sono svegliato e avevo un abito sullo stomaco») hanno già vinto l'Oscar per la migliore sceneggiatura comica.
Insomma, benvenuti nella vita di uno dei pochi talenti italiani che il mondo, a ragione, oggi c'invidia: Valentino Garavani. Un piccolo mondo antico, certo. Affascinante e fragile come lo Zoo di vetro di Tennessee Williams. I personaggi stessi sembrano usciti dalla locandina di un teatro: l'amico-compagno di una vita (Giancarlo Giammetti); la "première", la prima sarta dalle mani d'oro (Antonietta De Angelis); poi il maggiordomo che parla cinque lingue, l'assistente che sbaglia sempre i tempi, i cinque carlini che viaggiano su una limousine personale e le svariate principesse chiamate come consulenti. Poi castelli a Parigi, magioni a Londra, palazzi a Roma e Yacht a Venezia. Esattamente come nelle peggiori delle telenovelas sudamericane. Solo che qui è tutto vero, soprattutto il «terribile lavoro che sta dietro un schizzo», come ricorda Giammetti.
Il film su Valentino è proprio questo: il terribile lavoro che sta dietro uno schizzo. Mentre lo stilista sogna e non si accorge del sudore che comporta la sua fantasia, un piccolo esercito indossa armi e corazze per assecondarlo. Nell'atelier di Roma, durante l'Alta moda, non c'è una macchina per cucire, si fa tutto a mano. Ogni millimetro quadrato di tessuto è passato al setaccio come da un generale in guerra. Ogni dettaglio delle sfilate è studiato e ripensato con liti furiose. Ogni decisione ricade, immancabilmente, sul binomio Giammetti-Garavani, un'altalena di liti e riconciliazioni, insulti e dichiarazioni d'amore che formano quell'alchimia perfetta e creativamente instabile che rende possibile il sogno chiamato Valentino.
Dalle prime collezioni ai successi nel 1968; dal guardaroba aristocratico di Jackie'O a quello più etereo di Gwyneth Paltrow. Fino al cambio epocale dell'ultimo decennio: il passaggio dalla moda-creativa alla moda-finanza, un vortice dentro cui viene stritolato lo stesso Valentino. Forse è questa, alla fine, la parte più commovente del film: la rassegnazione verso un mondo cambiato, freddo, calcolatore. (Sei di Moda)